Un gatto nero ti attraversa la strada. Per una frazione di secondo, anche il più razionale di noi esita.
L'idea che i gatti neri portino sfortuna è un riflesso antico, cucito addosso a questi animali da secoli.
Ma da dove arriva, davvero? E soprattutto: ha anche un solo grammo di verità?
Spoiler: no. E la storia di come è nata questa diceria è molto più interessante della diceria stessa.
Da dove nasce la superstizione del gatto nero
La cattiva reputazione del gatto nero affonda nel Medioevo. Con la caccia alle streghe, il mantello scuro e le abitudini notturne bastarono a trasformarlo nel presunto compagno delle streghe, se non nella strega stessa sotto altra forma.
Nel Duecento Papa Gregorio IX ne alimentò la persecuzione, associandolo al maligno.
C'è anche una spiegazione più terra terra per il gatto che "attraversa la strada": quando ci si spostava a cavallo, due occhi che brillavano all'improvviso nel buio potevano spaventare l'animale e disarcionare il cavaliere. Colpa del gatto, ovviamente. Mai del buio, mai della strada.
La fortuna è una questione di geografia
Ed ecco il punto che smonta tutto. Se il gatto nero portasse davvero sfortuna, lo farebbe ovunque. Invece no.
In Inghilterra e in Scozia incrociarne uno è di ottimo auspicio. In Giappone è simbolo di prosperità. Nell'antico Egitto i gatti erano sacri, protetti dalla dea Bastet.
Stesso gatto, stesso colore, significati opposti a seconda di dove ti trovi. Il che dice una cosa sola: la fortuna non è nel pelo del gatto. Non è mai stata lì.
È una storia che ci raccontiamo, e le storie si possono riscrivere.
Il prezzo di una diceria
Il guaio è che questa storia, per quanto assurda, lascia il segno. Diverse ricerche, soprattutto statunitensi, indicano che i gatti neri vengono spesso notati meno in rifugio e adottati più lentamente rispetto ad altri colori.
L'evidenza non è unanime, alcuni studi trovano il contrario, ma un dato resta: il nero è il mantello più comune tra i gatti, e così tanti musetti scuri finiscono per restare indietro, in attesa più a lungo degli altri.
Non è colpa del loro carattere. È il peso di un pregiudizio con qualche secolo sulle spalle.
Non a caso in Italia il 17 novembre si celebra la Giornata del Gatto Nero, nata proprio per restituire a questi animali la reputazione che meritano.
E la data è scelta ad arte: il 17, il numero che da noi porta scaramanzia, viene preso e ribaltato in positivo. Esattamente quello che si dovrebbe fare con i gatti neri.
Fatti la tua fortuna
Questa tela prende la superstizione e la ribalta con eleganza.
Sotto una mezzaluna, tra quadrifogli e un ferro di cavallo dorato, il gatto nero siede fiero dentro una cornice da carta dei tarocchi.
Tutti i simboli della buona sorte, radunati attorno a chi per secoli è stato accusato del contrario.
Il messaggio è semplice e un filo irriverente: "Make your own luck", la fortuna te la crei tu. Non te la porta un gatto, né in bene né in male. Te la costruisci con le tue scelte.
E una delle più belle che puoi fare è proprio questa: guardare oltre il colore di un mantello e aprire la porta a un compagno speciale.
Perché il nero è solo un colore. L'amore, quello, no.